COISP Toscana condivide ordinanza Sindaco Empoli..
COISP Toscana condivide ordinanza Sindaco di Empoli..
Empoli 23/02/2010
Ordinanza anti-prostituzione, il Coisp condivide il provvedimento: "Ma occorrono più pattuglie sul territorio"
Danilo Di Stefano interviene: "L'illecito sarà di difficile dimostrabilità, soprattutto se il controllo e l'applicazione della norma saranno demandati alle pattuglie della polizia locale"
Il Segretario Regionale del Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia della Toscana Danilo Di Stefano interviene dopo l'ordinanza anti-prostituzione emanata dal Comune di Empoli.
Ritengo condivisibile il provvedimento del sindaco di Empoli, Luciana Cappelli, volto a contrastare il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione ed il degrado urbano che a tale fenomeno, spesso, è collegato.
Ritengo, inoltre, che tale provvedimento rappresenti una necessaria risposta ai cittadini empolesi da parte dell'amministrazione comunale in un'ottica di prevenzione del fenomeno piuttosto che di repressione, essendo, detto provvedimento, di carattere amministrativo, cioè non potendo esso, ai sensi del testo unico sugli enti locali, prevedere sanzioni penali e, quindi, il carcere per chi ne viola i divieti. Sorgono, però, perplessità, circa la pratica applicazione della norma, dovendo ricorrere, "inequivocabilmente", comportamenti tesi alla contrattazione con la donna che si dovrà ritenere si stia prostituendo, cosa che, ritengo, sarà di difficile dimostrabilità, soprattutto se il controllo del territorio e l'applicazione della norma medesima saranno demandati alle pattuglie della polizia locale (se presenti in orario notturno) ed a quelle delle forze di polizia dello Stato che svolgono servizio con autoveicoli d'istituto, cioè con i colori del corpo, cosa che li rende facilmente individuabili.
Ulteriori perplessità, poi, sorgono nel momento in cui si pensa che il fenomeno della prostituzione, nonostante i tentativi di arginarlo mediante ordinanze sindacali (che in altri comuni d'Italia sono arrivate anche a prevedere il divieto di sosta in particolari zone, sollevando dubbi di costituzionalità), continua ad essere in continua espansione, soprattutto perché legato alla presenza di giovani donne straniere che da tale attività traggono sostentamento, non avendo altra fonte di lavoro e, soprattutto, essendo spesso irregolari e vittime di chi a tale attività le obbliga con il ricatto.
Come è noto, il sistema normativo italiano non prevede il "reato" di prostituzione, bensì, con la c.d. "legge Merlin" del 1958, punisce lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione. La stessa "legge Merlin" punisce, con una sanzione amministrativa, le persone dell'uno e dell'altro sesso che: 1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto; 2) che seguono per via le persone, invitandole con atti o parole al libertinaggio. Sanzioni penali, poi, sono previste per gli "atti contrari alla pubblica decenza" che, oramai, sono puniti con la pena dell'ammenda.
Il punto, allora - al di là dell'essere a favore o contro un fenomeno che da sempre resiste ai tentativi di arginarlo, soprattutto quando supera i limiti della decenza per essere posto in essere in modo tale da compromettere l'ordine e la tranquillità pubblica nonché l'integrità fisica e morale dei minorenni (i quali, peraltro, con l'avvento di internet, subiscono attentati alla loro integrità morale in molti altri modi); è che, essendo un fenomeno intorno al quale ruota e vive un sottobosco criminale che va dal favoreggiamento e dallo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina, allo spaccio ed al consumo di sostanze stupefacenti, non tralasciando il fenomeno della c.d. "tratta delle schiave" (cioè delle donne costrette a prostituirsi attraverso percorsi transnazionali), richiede un impegno importante, quasi esclusivo, delle forze dell'ordine, poiché sono molteplici gli aspetti legati ad un efficace sistema di contrasto. Sistema di contrasto che non può soffermarsi solo all'allontanamento delle donne da "alcune" strade.
Per cui, se è vero che ai sensi dell'art. 54 del testo unico enti locali e con il decreto ministeriale 5 agosto 2008 i concetti di "incolumità pubblica" e di "sicurezza urbana" sono stati così definiti: per "incolumità pubblica" si intende l'integrità fisica della popolazione; per "sicurezza urbana" deve intendersi un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell'ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale; e che il sindaco, nella sua funzione di ufficiale di governo, ha la possibilità di adottare "con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana"; è altrettanto vero - come peraltro sottolineato da molti cittadini nei loro interventi a commento della notizia - che, per dare pratica attuazione, e quindi per far rispettare l'ordinanza sindacale, occorrono le pattuglie sul territorio che, nelle ore in cui il fenomeno si manifesta, siano presenti per identificare chi si prostituisce "in modo inequivocabile" e chi contratta una prestazione in modo "inequivocabile".
Ma le pattuglie sul territorio, soprattutto quelle degli uffici investigativi di polizia e carabinieri, per essere presenti e contrastare il fenomeno della prostituzione nel comune di Empoli (peraltro spesso e volentieri contrastato con pattugliamenti dedicati a cura del Commissariato di pubblica sicurezza di Empoli cui partecipano rinforzi destinati allo scopo dal Questore di Firenze e dalle altre forze di polizia) dovrebbero tralasciare altri ed importanti fenomeni criminali che, probabilmente, incidono in maniera diversa sull'ordine e la sicurezza pubblica del territorio empolese. In conclusione, ribadendo che ogni provvedimento teso a garantire la sicurezza dei cittadini e ad impedire il degrado del territorio deve essere considerato come un ulteriore strumento di cui le forze dell'ordine possono dotarsi per esercitare sempre più efficacemente i loro compiti; ritengo che le amministrazioni dello Stato, ad ogni livello, non debbano mai dimenticare quali siano le strutture poste a fondamento e sostegno di qualsivoglia politica della sicurezza che non sia solo un momento di propaganda.
Non si deve dimenticare, cioè, che per rendere efficaci i provvedimenti normativi occorre prevedere, prima di ogni altra sovrastruttura e prima di una buona tecnica giuridica, chi ad essi darà esecuzione e, per cercare di arginare il fenomeno della prostituzione così come è connotato oggi, caratterizzato prevalentemente dalla presenza di donne straniere (dato che i c.d. "clienti" ci sono sempre stati e sempre continueranno ad esserci per il principio della "domanda e dell'offerta") e da una serie di comportamenti criminali che si manifestano oramai in forma di "associazioni per delinquere" (tanto che lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione è oggi un reato fine di più ampi e articolati reati mezzo, come si dice tecnicamente), è necessario investire nella funzionalità della filiera del sistema delle investigazioni e delle espulsioni (applicabili anche ai cittadini comunitari in questi casi) oltre che del controllo del territorio - concetto divenuto così di moda quasi fosse una parola magica, anche, se, con il tempo, si sta svuotando di contenuti per le croniche carenze negli organici delle forze di polizia - senza titubanze dettate dalle necessità politiche che, spesso, portano ad emanare provvedimenti dettati dalla "necessità e dall'urgenza", ma con la precisazione che, comunque, il territorio è "vivibile".
COISP Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia
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