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Uno bianca, permesso premio a Marino Occhipinti..

 

 

  

Uno Bianca, permesso premio a Occhipinti. I genitori delle vittime: decisione intollerabile

Marino Occhipinti, l'ex poliziotto della squadra mobile di Bologna che faceva parte della banda della Uno bianca e condannato per questo all'ergastolo, ha ottenuto per la prima volta un permesso premio. Come ha raccontato l'edizione locale del Corriere della Sera, venerdì mattina uscirà dal carcere di Padova, dove è detenuto, per partecipare a una Via crucis a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, assieme ad altri detenuti e accompagnato da operatori sociali. In tutto cinque ore e mezza, poi tornerà in cella.

Una decisione che non va giù - Ma all'associazione delle vittime della Uno bianca la decisione del tribunale di sorveglianza della città veneta non va giù. "Non possiamo tollerarlo - ha chiarito Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione - perché lui è stato zitto per sette anni. Sapeva cosa faceva la banda e avrebbe potuto salvare altre vite se avesse parlato". Contrarissimo anche Luigi Beccari, il papà di Carlo, la guardia giurata uccisa appunto da Occhipinti il 19 febbraio 1988 durante l'assalto a un furgone davanti alla Coop di Casalecchio di Reno (Bologna). "Non sono d'accordo nemmeno su un permesso di poche ore. Lui mi ha rovinato la vita e deve stare dentro", si è sfogato Beccari che ha 73 anni ed è infermo a letto.

Occhipinti è stato condannato per vari reati tra cui associazione a delinquere, omicidio volontario, rapine ed è in carcere dal 29 novembre 1994. Negli ultimi anni ha chiesto più volte permessi premio, sempre rifiutati. Dopo 16 anni, ieri è arrivato l'ok con un decreto firmato dal giudice Giovanni Maria Pavarin. "Sono tre pagine di motivazioni puntigliose e precise - ha spiegato l'avvocato di Occhipinti, Milena Micele del foro bolognese - in cui non c'é solo un richiamo agli articoli di legge che consentono i permessi, ma anche l'analisi di più profili, ad esempio la sua condotta in carcere, il grado di pericolosità sociale, la dissociazione concreta che è stata riconosciuta da una sentenza di appello del 2001 come attuata da Occhipinti nel 1988, il suo percorso di rivisitazione critica, oltre che il parere della direzione carceraria".

Nessun perdono dalle famiglie - Ma aldilà di tutto, i familiari delle vittime restano sulla loro posizione. "Sappiamo che la legge è dalla sua parte ma noi non possiamo perdonarlo", ha sentenziato la Zecchi. E poi rivolgendosi al giudice Pavarin, ha aggiunto: "Se ci avesse informato prima... Noi non gli avremmo detto 'No, non lo faccia', ma almeno un minimo di sensibilità avrebbe potuto averla. I giudici non si mettono mai dalla parte delle vittime".

30 marzo 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

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